Spopolamento in Molise: perché succede proprio qui?
Ma perché succede? Perché una terra bella, tranquilla, verde, ricca di storia, acqua, boschi, prodotti agricoli e qualità della vita continua a perdere abitanti?
La risposta non è una sola. Lo spopolamento molisano è il risultato di tanti piccoli problemi che, messi insieme, diventano un problema enorme.
I numeri: siamo sempre di meno
Secondo i dati ISTAT, al 31 dicembre 2024 in Molise vivevano 287.814 persone, 1.410 in meno rispetto all'anno precedente. Circa il 72,6% della popolazione regionale vive nella provincia di Campobasso. Gli stranieri residenti erano invece 14.431, pari al 5% della popolazione.
Le indicazioni più recenti relative al 2025 confermano la tendenza: il Molise registra un calo demografico tra i più elevati d'Italia. Alla diminuzione naturale della popolazione si aggiunge un saldo migratorio interno negativo, cioè continuano a essere più numerosi coloro che trasferiscono la propria residenza verso altre regioni rispetto a quelli che arrivano.
Primo problema: i giovani partono
Studiare fuori dal Molise è normale. Anche andare fuori per fare esperienza è normale. Il problema nasce quando andare via diventa quasi una strada obbligata e tornare diventa difficile.
Un ragazzo può crescere ad Agnone, Frosolone, Isernia, Campobasso, Larino, Bojano o in uno dei nostri tanti piccoli comuni, frequentare l'università a Roma, Napoli, Bologna o Milano e poi trovare proprio lì il primo lavoro.
Dopo qualche anno arrivano una casa, una relazione, una famiglia, nuove amicizie. A quel punto tornare in Molise significa spesso dover trovare un'altra occupazione e ricominciare quasi da zero.
E così perdiamo proprio la fascia di popolazione che dovrebbe costruire il Molise dei prossimi trent'anni.
Secondo problema: nascono pochi bambini
Quando diminuiscono i giovani diminuiscono inevitabilmente anche le nuove famiglie e quindi le nascite.
Nel 2025 il Molise risulta tra le regioni italiane con i livelli di fecondità più bassi, intorno a 1,02 figli per donna.
Qui nasce un meccanismo quasi matematico:
meno giovani → meno coppie → meno bambini → meno scuole → meno servizi → paesi ancora meno attrattivi.
Ed è un circolo che diventa sempre più difficile interrompere.
Il paese perde abitanti e comincia a perdere servizi
Immaginiamo un paese molisano di 2.000 abitanti che lentamente diventa di 1.500, poi 1.200, poi 900.
A un certo punto una classe scolastica non si forma più. Il negozio vende meno. Il bar lavora meno. La farmacia ha meno clienti. Il medico deve servire più comuni. L'autobus trasporta poche persone e la corsa rischia di essere ridotta.
Ogni servizio perso rende quel paese un po' più difficile da abitare.
Ed ecco il paradosso: un paese perde servizi perché perde abitanti, ma perde altri abitanti proprio perché diminuiscono i servizi.
Il lavoro c'è, ma non sempre quello che serve
Dire semplicemente “in Molise non c'è lavoro” sarebbe sbagliato.
Il lavoro esiste nell'agricoltura, nell'edilizia, nel commercio, nei servizi, nell'artigianato, nella sanità, nel turismo, nell'industria e nelle tante piccole imprese del territorio.
Il vero problema è spesso l'incontro tra il lavoro disponibile e il lavoro cercato dalle nuove generazioni.
Un giovane che studia informatica, ingegneria, ricerca scientifica, comunicazione, finanza o una specializzazione molto particolare può trovare nel Molise poche aziende capaci di offrirgli contemporaneamente carriera, stipendio e possibilità di crescita.
E allora parte.
Le distanze molisane non si misurano soltanto in chilometri
Sulla carta venti o trenta chilometri sembrano pochi.
Nel Molise montano possono significare curve, neve, strade strette e tempi di percorrenza importanti.
Vivere in un piccolo paese senza automobile può diventare complicato soprattutto per un anziano, uno studente o una persona che deve raggiungere frequentemente ospedali, uffici e servizi.
Una regione piccola non significa necessariamente una regione dove tutto è vicino.
E poi arriva Internet: problema o possibile soluzione?
Qui possiamo avere una grande opportunità.
Il lavoro digitale e il lavoro da remoto possono cambiare una parte del nostro futuro.
Una persona che lavora attraverso Internet non deve necessariamente abitare a Milano per lavorare per un'azienda di Milano, Roma, Londra o Berlino.
Può vivere a Capracotta, Carovilli, Pietrabbondante, Pesche, Riccia o in cento altri paesi molisani, purché abbia una connessione affidabile e servizi adeguati.
Per una regione come il Molise questa non è una questione tecnologica secondaria: può diventare una vera politica contro lo spopolamento.
Abbiamo tante case vuote, ma questo potrebbe diventare un vantaggio
Lo spopolamento ha prodotto anche un fenomeno evidente: tantissime abitazioni inutilizzate.
In alcuni centri storici ci sono case chiuse da decenni, spesso appartenenti a famiglie trasferite altrove o agli eredi dei molisani emigrati.
È certamente un problema, ma potrebbe diventare una risorsa.
Case accessibili, piccoli borghi, natura, tranquillità, buona cucina e costi generalmente inferiori alle grandi città possono interessare pensionati, lavoratori da remoto, giovani famiglie e perfino molisani che oggi vivono fuori regione.
I molisani nel mondo potrebbero essere parte della soluzione
Abbiamo una particolarità straordinaria: il Molise è molto più grande dei suoi confini geografici.
Ci sono famiglie di origine molisana in Argentina, Canada, Stati Uniti, Australia, Venezuela, Germania, Svizzera e in tantissime regioni italiane.
Molti conservano un rapporto affettivo fortissimo con il paese dei genitori o dei nonni.
Non torneranno tutti ad abitarci, naturalmente. Ma qualcuno potrebbe acquistare una casa, trascorrere qui alcuni mesi, investire, aprire una piccola attività o semplicemente mantenere vivo un legame economico e culturale con il territorio.
Turismo sì, ma non basta il turista della domenica
Il turismo può aiutare, ma bisogna fare attenzione a non considerarlo una medicina capace di curare tutto.
Un paese non rimane vivo soltanto perché ad agosto arrivano migliaia di persone per la festa patronale.
Un paese vive quando il bar apre anche a novembre, la scuola ha bambini a febbraio, il panificio vende pane a gennaio e qualcuno accende la luce nelle case tutte le sere dell'anno.
Il turismo deve creare economia stabile, non soltanto fotografie estive.
Agricoltura e territorio: abbiamo ricchezza sotto i piedi
Olio, vino, tartufi, formaggi, salumi, miele, cereali, legumi, ortaggi, allevamenti, boschi e prodotti del sottobosco rappresentano una ricchezza enorme.
Il Molise non deve necessariamente produrre milioni di pezzi.
Può produrre meno, ma meglio, trasformando l'origine territoriale in valore economico.
Un formaggio molisano non deve competere con un prodotto industriale soltanto sul prezzo. Deve raccontare il pascolo, il paese, l'altitudine, il produttore e la tradizione che lo hanno creato.
Il problema più grave? Abituarsi allo spopolamento
Forse il rischio maggiore arriva quando iniziamo a considerare normale tutto questo.
“Qui siamo sempre stati pochi.”
“I giovani se ne vanno.”
“Non si può fare niente.”
No.
Essere pochi è una caratteristica. Diventare sempre meno è un problema.
E soprattutto non dobbiamo pensare che per salvare il Molise sia necessario trasformarlo in una gigantesca città.
Forse dobbiamo smettere di imitare le grandi città
Il Molise non vincerà mai una gara contro Roma, Milano o Napoli sul numero di negozi, discoteche, università, metropolitane e grandi aziende.
E forse non dovrebbe nemmeno provarci.
La nostra forza è un'altra.
Spazio, natura, silenzio, sicurezza, rapporti umani, piccoli centri, prodotti autentici, montagne, mare relativamente vicino, boschi e una vita che può ancora conservare una dimensione umana.
Bisognerebbe però aggiungere a tutto questo ciò che oggi è indispensabile: buona sanità, strade efficienti, collegamenti, scuole, Internet veloce, lavoro e servizi pubblici funzionanti.
Un Molise con meno abitanti può ancora essere un Molise vivo
Non credo sia realistico immaginare di riempire nuovamente ogni paese fino ai livelli di cinquanta o settant'anni fa.
Il mondo è cambiato.
Ma tra avere un paese con 800 abitanti vivi, attivi e collegati al mondo e averne uno con 300 abitanti quasi tutti anziani esiste una differenza enorme.
La sfida probabilmente non è soltanto “aumentare la popolazione”.
È creare le condizioni affinché chi vuole restare possa farlo, chi è partito possa pensare di tornare e chi non è mai stato molisano possa un giorno dire:
“Perché non andare a vivere proprio lì?”
La domanda finale
Noi molisani siamo abituati a vedere partire le persone.
Un tempo partivano con la valigia per l'America, il Canada, l'Argentina, la Germania o la Svizzera.
Oggi spesso partono con una laurea e un computer per Roma, Bologna, Milano o per qualche altra città europea.
È cambiata la valigia, ma il risultato rischia di essere lo stesso: una porta che si chiude e una luce in meno accesa nel paese.
Forse allora la vera domanda non è soltanto:
“Perché il Molise si spopola?”
La domanda che dovremmo cominciare a farci è:
“Cosa dobbiamo fare perché vivere in Molise torni a essere una scelta e non semplicemente il posto dove siamo nati?”
E forse proprio da questa domanda può cominciare il futuro della nostra terra.