La fisica e la sua follia della logica
Una pietra cade, l'acqua scorre verso il basso, il fuoco scalda e un'automobile ha bisogno di energia per muoversi. Fin qui siamo tutti fisici. Poi arrivano Einstein, i buchi neri, le particelle quantistiche e improvvisamente scopriamo che il tempo può rallentare, lo spazio può deformarsi e una particella può comportarsi in modi che il nostro buon senso fatica perfino a immaginare.
La logica funziona... finché non cambiamo scala
La nostra idea di logica nasce dall'esperienza quotidiana. Viviamo tra oggetti relativamente grandi, ci muoviamo a velocità estremamente basse rispetto a quella della luce e siamo sottoposti a una gravità abbastanza tranquilla. Per questo il mondo ci sembra semplice.
Se lanciamo una palla sappiamo più o meno dove cadrà. Se spingiamo qualcosa ci aspettiamo che si muova. Se lasciamo un bicchiere sul tavolo siamo abbastanza sicuri che non attraverserà improvvisamente il legno.
La fisica classica descrive magnificamente questo mondo. Newton ci ha insegnato a calcolare movimenti, forze e gravità con una precisione straordinaria. Il problema nasce quando pretendiamo che l'intero universo debba comportarsi come il nostro tavolo della cucina.
Einstein e l'orologio che non vuole andare d'accordo con gli altri
Uno degli esempi più affascinanti è il tempo. Istintivamente pensiamo che un secondo sia un secondo dappertutto. Sembra la cosa più logica del mondo.
E invece no.
La relatività ci dice che due osservatori possono misurare tempi differenti a seconda della loro velocità e del campo gravitazionale nel quale si trovano. Un orologio che viaggia molto velocemente non procede esattamente come uno rimasto fermo. Anche la gravità modifica lo scorrere del tempo.
Non è un'illusione e non è filosofia. È fisica misurabile. Gli orologi atomici sono abbastanza precisi da mostrare questi effetti e perfino i sistemi di navigazione satellitare devono tenerne conto.
La nostra testa protesta: «Ma il tempo è il tempo!». L'universo risponde: «Dipende».
Lo spazio che si piega
Anche la gravità diventa sorprendente. Nella nostra esperienza quotidiana pensiamo alla Terra che attira una pietra verso il basso. Con Einstein la spiegazione diventa molto più strana: massa ed energia modificano la geometria dello spazio-tempo e gli oggetti seguono quella geometria.
In parole semplici, ciò che noi chiamiamo gravità è legato alla struttura stessa dello spazio e del tempo.
Ed eccoci davanti a una delle meraviglie della fisica: qualcosa può essere perfettamente coerente dal punto di vista matematico e contemporaneamente sembrare completamente assurdo alla nostra intuizione.
Poi arriva la meccanica quantistica e rovina definitivamente la tranquillità
Se la relatività ci mette in difficoltà, il mondo quantistico sembra divertirsi alle nostre spalle. Atomi, elettroni e fotoni non si comportano come piccolissime palline. Possono mostrare proprietà sia ondulatorie sia corpuscolari e le loro caratteristiche vengono descritte attraverso probabilità.
Una particella non sempre possiede, nel senso classico che immaginiamo, una posizione e una velocità perfettamente determinate contemporaneamente. Quando effettuiamo una misura otteniamo un risultato preciso, ma la teoria descrive ciò che può accadere attraverso distribuzioni di probabilità.
Per il nostro cervello abituato a chiavi, automobili, tavoli e bicchieri è quasi offensivo. Vorremmo chiedere: «Insomma, questo elettrone dov'è?».
La risposta della natura è meno comoda di quanto vorremmo.
Il gatto più famoso della fisica
Da queste stranezze nacque anche il celebre esperimento mentale del gatto di Schrödinger. Non fu pensato per suggerire di fare esperimenti con poveri gatti, naturalmente, ma per evidenziare quanto potessero apparire paradossali alcune conseguenze della teoria quantistica quando venivano trasferite dal mondo microscopico a quello quotidiano.
Il gatto è diventato famoso proprio perché rappresenta perfettamente il problema: la matematica segue una logica rigorosa mentre la nostra intuizione continua a gridare che qualcosa non torna.
I buchi neri: quando esagerare diventa una scienza
Prendiamo poi una quantità enorme di materia, concentriamola abbastanza e otteniamo uno degli oggetti più estremi dell'universo: il buco nero.
La gravità diventa talmente intensa che, oltre una determinata regione chiamata orizzonte degli eventi, nemmeno la luce può tornare indietro. Per un osservatore lontano gli eventi vicini a quell'orizzonte assumono caratteristiche temporali sempre più estreme.
È difficile trovare qualcosa di meno simile alla nostra vita quotidiana. Fortunatamente nessuno deve parcheggiare vicino a un buco nero per andare a comprare il pane.
E il vuoto? Anche quello non vuole stare tranquillo
Pensiamo al vuoto come al nulla assoluto. Un posto dove non c'è niente. Anche qui la fisica moderna complica la faccenda.
Nella teoria quantistica dei campi, lo stato di minima energia non equivale semplicemente al nostro concetto quotidiano di «nulla». I campi quantistici rimangono fondamentali nella descrizione della natura anche quando non osserviamo particelle ordinarie.
Persino il niente, insomma, riesce a diventare complicato.
La cosa più folle: funziona
A questo punto sarebbe facile pensare che i fisici abbiano semplicemente inventato teorie sempre più strane. Il problema è che queste teorie funzionano.
Producono previsioni che possono essere confrontate con gli esperimenti. Dalla relatività alla meccanica quantistica, molte delle tecnologie che utilizziamo oggi derivano proprio dalla comprensione di fenomeni che, a prima vista, sembravano assurdi.
Laser, elettronica, semiconduttori, risonanza magnetica, satelliti e moltissime altre tecnologie moderne hanno alle spalle una fisica che il normale buon senso non avrebbe mai potuto costruire da solo.
Forse non è folle la fisica
Ed eccoci al vero paradosso. Forse la fisica non è affatto folle.
Forse siamo noi ad aver chiamato «logico» soltanto ciò che vediamo tutti i giorni. Abbiamo trascorso la nostra vita su un piccolo pianeta, muovendoci lentamente, osservando oggetti enormemente più grandi di un atomo e incredibilmente più piccoli di una galassia. È naturale che la nostra intuizione sia stata costruita per questo minuscolo intervallo della realtà.
L'universo, però, non ha alcun obbligo di essere intuitivo per l'essere umano.
La meraviglia sta proprio qui
La fisica parte spesso da una domanda semplicissima: «Perché?». Poi misura, sperimenta, sbaglia, corregge, costruisce formule e arriva qualche volta a una risposta che sembra più incredibile della domanda iniziale.
Ed è forse questa la sua bellezza.
Ci insegna che logico non significa necessariamente evidente e che ciò che sembra impossibile può diventare perfettamente naturale quando comprendiamo meglio le regole del gioco.
Dalla mela che cade fino alle galassie, dagli atomi ai buchi neri, continuiamo a cercare una spiegazione. Ogni risposta apre altre domande e ogni nuova scoperta sembra dirci quanto poco sappiamo ancora.
La fisica è forse la più razionale delle nostre follie: usa una logica ferrea per dimostrarci che l'universo è molto più strano di quanto la nostra logica quotidiana avrebbe mai immaginato.