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Dimenticare o voler dimenticare? Tra il vero e il falso

Dimenticare o voler dimenticare? Tra il vero e il falso

Dimenticare è una delle cose più strane che fa la nostra mente. A volte vorremmo ricordare e non ci riusciamo, altre volte vorremmo cancellare qualcosa e invece quel ricordo continua a tornare. Poi esiste una terza possibilità, forse ancora più complicata: diciamo di aver dimenticato, ma in realtà abbiamo soltanto deciso di mettere una cosa da parte.

Dimenticare o voler dimenticare? Tra il vero e il falso

Ed è proprio qui che nasce una domanda interessante: dimentichiamo davvero oppure, qualche volta, vogliamo dimenticare?

La memoria non è un archivio perfetto

Spesso immaginiamo la memoria come un grande archivio dentro il cervello: ogni esperienza viene registrata, catalogata e conservata. In realtà non funziona proprio così. I ricordi cambiano nel tempo, alcuni dettagli spariscono, altri vengono ricostruiti e talvolta siamo convinti di ricordare perfettamente qualcosa che invece è accaduto in modo leggermente diverso.

Questo non significa necessariamente mentire. Possiamo essere sinceramente convinti di una nostra versione dei fatti.

Due persone che hanno vissuto lo stesso episodio possono raccontarlo in maniera differente e, paradossalmente, entrambe possono pensare di dire la verità.

Il vero che cambia con il tempo

Un episodio vissuto venti anni fa non viene ricordato con gli stessi occhi con cui lo abbiamo vissuto. Nel frattempo siamo cambiati noi, sono cambiate le nostre idee, le nostre esperienze e perfino il significato che attribuiamo a quell'avvenimento.

Un litigio che a vent'anni sembrava una tragedia può sembrare quasi ridicolo a sessanta. Una persona che ricordavamo severissima può apparirci, molti anni dopo, semplicemente preoccupata. Una scelta che consideravamo sbagliata può diventare comprensibile quando conosciamo meglio la vita.

Il fatto storico rimane lo stesso, ma il modo in cui lo ricordiamo può cambiare.

Voler dimenticare

Ci sono poi ricordi che non spariscono affatto, ma che preferiamo non toccare. Una delusione, una figuraccia, una scelta sbagliata, una persona che ci ha fatto soffrire o magari qualcuno a cui siamo stati noi a fare del male.

In questi casi diciamo spesso: «Non ci penso più».

Ma non pensarci più non significa necessariamente aver dimenticato.

Potremmo semplicemente aver chiuso quel ricordo in una stanza mentale e aver deciso di non aprire più la porta.

Qualche volta è perfino utile. Non possiamo trascorrere tutta la vita a rivivere ogni errore e ogni dolore. A un certo punto bisogna andare avanti. Il problema nasce quando trasformiamo il desiderio di dimenticare nella convinzione che qualcosa non sia mai successo.

Quando il falso diventa comodo

La memoria può anche diventare una forma di difesa. Possiamo ricordare meglio ciò che ci fa apparire dalla parte della ragione e dimenticare più facilmente ciò che ci mette in difficoltà.

Succede nelle famiglie, nelle amicizie, nelle coppie e probabilmente anche nella storia dei popoli.

«Io non ho mai detto quella cosa.»

«Non è andata così.»

«Ti ricordi male.»

A volte sono bugie vere e proprie. Altre volte la persona è realmente convinta della propria versione.

Ed è qui che il confine tra vero e falso diventa molto sottile.

La verità degli altri

C'è anche un'altra difficoltà: tendiamo a considerare affidabili soprattutto i nostri ricordi. Se ricordiamo una cosa in un certo modo, automaticamente pensiamo che chi la racconta diversamente stia sbagliando.

Eppure potremmo essere noi ad aver modificato involontariamente qualche particolare.

Forse sarebbe utile, ogni tanto, accettare una frase semplice: «Io la ricordo così.»

È molto diversa da dire: «È successo sicuramente così.»

La prima lascia spazio al dubbio. La seconda trasforma il nostro ricordo in una sentenza.

Dimenticare può essere anche una fortuna

Se ricordassimo perfettamente ogni giorno della nostra vita, probabilmente sarebbe insopportabile. Ricorderemmo ogni dolore, ogni parola sbagliata, ogni offesa ricevuta, ogni preoccupazione e ogni momento di paura con la stessa intensità del giorno in cui è accaduto.

Il tempo, invece, attenua molte cose.

Forse dimenticare non è soltanto un difetto della memoria. Potrebbe essere anche uno dei sistemi con cui la mente ci permette di continuare a vivere.

Le ferite rimangono, ma diventano cicatrici. I dettagli svaniscono, le emozioni si modificano e ciò che sembrava enorme lentamente trova una dimensione diversa.

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Ma non tutto deve essere dimenticato

Esiste però anche una memoria necessaria. Ricordare gli errori può impedirci di ripeterli. Ricordare le persone può significare continuare a dare valore a ciò che hanno rappresentato. Ricordare la storia può aiutarci a capire il presente.

Quindi dimenticare tutto non sarebbe libertà.

Sarebbe perdere una parte di noi.

La difficoltà consiste forse nello scegliere cosa portare con noi senza lasciare che il passato ci trascini continuamente indietro.

Tra il vero e il falso

Alla fine il problema non è soltanto distinguere tra memoria e dimenticanza. È capire quanto dei nostri ricordi appartenga ai fatti e quanto invece appartenga al modo in cui oggi vogliamo vedere quei fatti.

Ogni persona conserva una propria storia personale. Dentro quella storia ci sono verità, interpretazioni, dettagli perduti, emozioni amplificate e forse anche qualche piccolo falso costruito senza accorgercene.

Forse per questo ricordare richiede anche un po' di umiltà.

Possiamo essere certi di ciò che abbiamo vissuto, ma non sempre possiamo essere certi di ricordarlo esattamente come è accaduto.

Conclusione

Dimenticare e voler dimenticare sono due cose diverse. Nel primo caso il tempo lavora da solo. Nel secondo siamo noi che cerchiamo di spingere un ricordo lontano.

Ma i ricordi hanno una caratteristica particolare: qualche volta ritornano proprio quando pensavamo di averli cancellati.

Forse allora non dobbiamo necessariamente scegliere tra ricordare tutto e dimenticare tutto. Potremmo semplicemente imparare a convivere con ciò che è stato, riconoscendo che la memoria non è una fotografia perfetta del passato.

È piuttosto un racconto che continuiamo a riscrivere dentro di noi.

E tra il vero e il falso, qualche volta, c'è semplicemente ciò che crediamo sinceramente di ricordare.

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