Ma una favola moderna educa più di quelle antiche?
La risposta non è così semplice. Una favola moderna può sicuramente parlare meglio il linguaggio del nostro tempo, ma le vecchie favole possiedono qualcosa che difficilmente invecchia: raccontano emozioni e comportamenti umani che sono praticamente gli stessi da secoli.
Le favole antiche insegnavano senza sembrare una lezione
Quando pensiamo alle favole tradizionali incontriamo boschi, castelli, principi, animali parlanti, poveri contadini, lupi, orchi e creature fantastiche. Il mondo rappresentato sembra lontanissimo dal nostro, eppure dietro quelle immagini troviamo problemi ancora attuali: la paura, l'invidia, la fiducia, l'inganno, il coraggio, l'avidità, l'amicizia e il desiderio di migliorare la propria vita.
Il grande pregio della favola è sempre stato proprio questo: insegnare qualcosa senza trasformarsi in una predica. Il bambino segue una storia, si diverte, si preoccupa per i personaggi e soltanto dopo comprende che dietro l'avventura esisteva anche un messaggio.
La volpe furba, il lupo affamato, il bambino curioso o il re arrogante non erano soltanto personaggi. Erano modi semplici per rappresentare difetti e qualità dell'essere umano.
Il problema è che il mondo è cambiato
Molte favole antiche raccontano però una società che oggi non esiste più. I bambini vivono tra smartphone, scuola digitale, videogiochi, intelligenza artificiale, pubblicità, social network e informazioni che arrivano continuamente da ogni parte del mondo.
Dire semplicemente a un bambino di non parlare con lo sconosciuto nel bosco può avere ancora un significato simbolico, ma oggi quello sconosciuto potrebbe presentarsi attraverso una chat, un profilo falso o un messaggio sul telefono.
Ed è proprio qui che la favola moderna può diventare molto potente.
La favola moderna può parlare dei pericoli di oggi
Una favola contemporanea può raccontare il bullismo, la solitudine, l'ambiente, il rispetto delle differenze, l'uso responsabile della tecnologia, le false informazioni, l'amicizia virtuale o la difficoltà di distinguere ciò che è vero da ciò che è costruito.
Possiamo immaginare un bambino che trova un telefono capace di rispondere a qualsiasi domanda, ma che lentamente smette di pensare con la propria testa. Oppure una ragazza che vive cercando continuamente l'approvazione degli altri attraverso uno schermo. Sarebbero favole moderne, ma il loro meccanismo sarebbe identico a quello delle antiche storie.
Un tempo la tentazione poteva essere una mela proibita. Oggi potrebbe essere un numero sempre maggiore di ''mi piace''. Cambia l'oggetto, ma non cambia molto l'essere umano.
Antico e moderno raccontano spesso la stessa cosa
Forse quindi non dovremmo chiederci quale favola sia migliore. Una buona favola moderna non cancella quella antica: la traduce nel presente.
Il bosco oscuro può diventare Internet. Lo specchio magico può diventare uno smartphone. Il venditore ingannatore può trasformarsi in una pubblicità perfettamente costruita. Il mostro che ruba il tempo potrebbe essere una tecnologia dalla quale non riusciamo più a staccarci.
Ma sotto questi nuovi vestiti rimangono le stesse domande di sempre: di chi posso fidarmi? Come riconosco una bugia? Quanto vale la mia libertà? Quando devo avere coraggio? Perché essere generosi? Che cosa succede quando desideriamo troppo?
Non serve necessariamente il lieto fine
Anche su questo le favole moderne possono avere qualcosa da insegnare. Non tutto deve necessariamente terminare con il classico ''e vissero felici e contenti''. La vita vera contiene errori, sconfitte, ripensamenti e seconde possibilità.
Una storia educativa può anche terminare con un dubbio. Talvolta lasciare una domanda è più utile che fornire una risposta perfetta. Il lettore continua a pensarci, confronta la storia con la propria esperienza e costruisce da solo una parte del significato.
Una favola educa soltanto se riesce a coinvolgere
Possiamo scrivere la favola più educativa del mondo, piena di buoni principi e ottime intenzioni. Ma se annoia dopo dieci righe probabilmente avrà insegnato pochissimo.
Prima viene la storia. Devono esserci curiosità, personaggi interessanti, qualche sorpresa, magari ironia e un piccolo mistero. Il messaggio educativo deve vivere dentro l'avventura, non stare sopra di essa come una spiegazione scolastica.
È probabilmente questo uno dei segreti delle favole che resistono nei secoli: ricordiamo prima il viaggio, il lupo, la casa, la magia e i personaggi. Soltanto dopo ci accorgiamo di avere imparato qualcosa.
Forse oggi abbiamo ancora più bisogno delle favole
Potrebbe sembrare strano parlare di favole nell'epoca dell'intelligenza artificiale e dei viaggi nello spazio. Eppure forse proprio oggi ne abbiamo bisogno. Viviamo circondati da informazioni, ma avere molte informazioni non significa automaticamente avere maggiore saggezza.
Una favola può fermare per qualche minuto questo rumore e raccontare un problema attraverso una storia semplice. Può far comprendere a un bambino qualcosa che una lunga spiegazione non riuscirebbe a comunicare. E qualche volta può far riflettere anche un adulto.
Conclusione
Una favola moderna non educa necessariamente più di una favola antica. Può però educare in maniera più vicina ai problemi del nostro tempo. Le favole antiche conservano valori universali; quelle moderne possono applicarli a situazioni nuove.
Probabilmente la soluzione migliore è non scegliere tra passato e presente. Possiamo conservare la saggezza delle vecchie storie e costruire nuove favole capaci di parlare della nostra epoca.
Perché cambiano i castelli, cambiano i vestiti, cambiano gli strumenti e perfino i mostri. Ma paura, coraggio, amore, egoismo, curiosità e speranza continuano ad accompagnare l'essere umano.
E finché esisteranno queste cose, probabilmente avremo ancora bisogno di qualcuno che ce le racconti attraverso una favola.