Fantasia e realtà: un filo sottile di allegria
Forse è proprio questo il compito della fantasia: non cancellare la realtà, ma renderla un po' più sopportabile. Sarebbe bello pensare che basti immaginare qualcosa per trasformarla davvero, ma naturalmente non funziona così. Se dobbiamo pagare una bolletta, possiamo anche immaginare che sia un biglietto vincente della lotteria, ma alla fine la bolletta rimane una bolletta. Però almeno, per qualche secondo, ci siamo fatti una risata.
La fantasia non è soltanto dei bambini
Spesso associamo la fantasia all'infanzia. I bambini trasformano una scatola in un castello, una sedia in un'automobile e un bastone in una spada. Crescendo, invece, sembra quasi che dobbiamo diventare seri per forza. L'immaginazione viene considerata una distrazione, qualcosa di poco concreto o addirittura inutile.
Eppure gli adulti fantasticano continuamente. Lo facciamo quando pensiamo a una vacanza, quando immaginiamo come sarebbe vivere in un altro posto, quando costruiamo nella testa una conversazione che non è ancora avvenuta oppure quando sogniamo un futuro migliore. Cambiano gli oggetti, ma il meccanismo è lo stesso del bambino con la scatola di cartone.
Forse la differenza è che da adulti abbiamo imparato a nasconderlo meglio.
La realtà ha bisogno di qualche finestra aperta
La realtà può essere meravigliosa, ma sa anche essere tremendamente ripetitiva. Sveglia, lavoro, spesa, cucina, pulizie, appuntamenti, scadenze. Il giorno dopo si ricomincia e qualche volta sembra che qualcuno abbia premuto il tasto ''ripeti''.
La fantasia apre una piccola finestra dentro questa routine. Possiamo immaginare una storia guardando una casa abbandonata, inventare la vita di una persona incontrata per strada oppure pensare che quel vecchio sentiero nel bosco conduca da qualche parte dove nessuno è mai arrivato.
Sappiamo benissimo che probabilmente non è vero. Ma proprio perché lo sappiamo possiamo permetterci di giocare.
Quel filo sottile chiamato allegria
Tra fantasia e realtà corre forse un filo ancora più importante: l'allegria. Non quella rumorosa e obbligatoria che pretende di farci sorridere sempre, ma quella piccola capacità di trovare qualcosa di divertente anche nelle giornate normali.
Una frase detta male, un cane che ci guarda come se sapesse tutto della vita, un oggetto caduto nel momento meno opportuno, una situazione assurda che cinque minuti prima ci faceva arrabbiare e che cinque minuti dopo diventa una storia da raccontare.
L'allegria spesso nasce proprio quando la realtà smette per un attimo di essere presa troppo sul serio.
Attenzione però a non confondere fantasia e illusione
La fantasia ci fa bene finché sappiamo tornare indietro. Immaginare è una cosa, convincersi che ciò che immaginiamo sia necessariamente vero è un'altra.
Possiamo fantasticare su un futuro migliore, ma poi dobbiamo costruirlo. Possiamo immaginare di risolvere un problema, ma prima o poi dobbiamo affrontarlo. Possiamo sognare di cambiare vita, ma qualche decisione concreta dovremo pur prenderla.
La fantasia dovrebbe accompagnare la realtà, non sostituirla.
Senza fantasia saremmo più poveri
Gran parte di ciò che oggi consideriamo normale è nato nella fantasia di qualcuno. Prima di costruire un aeroplano qualcuno ha immaginato l'uomo in volo. Prima di arrivare nello spazio qualcuno ha guardato la Luna pensando: ''E se un giorno ci andassimo?''. Prima di scrivere un romanzo uno scrittore ha visto nella propria mente persone e luoghi che ancora non esistevano.
Persino le piccole cose quotidiane iniziano spesso con una frase semplicissima: ''E se facessimo così?''.
La fantasia, quindi, non è il contrario della realtà. Molte volte è il suo primo progetto.
Un po' di fantasia anche nelle giornate storte
Quando tutto va bene è facile essere allegri. Il vero esperimento arriva nelle giornate storte. Quelle in cui piove quando dovevamo uscire, il telefono squilla nel momento sbagliato, qualcosa si rompe e magari arrivano pure due problemi insieme, perché evidentemente uno solo si sentiva solo.
Proprio allora una piccola dose di ironia può cambiare il modo in cui viviamo la situazione.
Non risolve il problema, certo. Ma impedisce almeno al problema di occupare tutta la giornata.
Forse viviamo continuamente tra due mondi
Da una parte c'è ciò che realmente accade. Dall'altra c'è il modo in cui lo interpretiamo, lo ricordiamo e lo raccontiamo. Ed è proprio qui che fantasia e realtà cominciano a mescolarsi.
Due persone possono vivere lo stesso episodio e raccontarlo in maniera completamente diversa. Una ricorderà il disagio, l'altra la parte divertente. Una vedrà soltanto l'errore, l'altra riuscirà a trasformarlo in un aneddoto.
La realtà era identica. Il racconto no.
Conclusione
Forse non dobbiamo scegliere tra fantasia e realtà. Abbiamo bisogno di entrambe.
La realtà ci tiene con i piedi per terra, la fantasia ogni tanto ci permette di sollevarli. E nel mezzo rimane quel filo sottile di allegria che rende le giornate un po' meno pesanti.
Non serve inventarsi mondi impossibili ogni giorno. Basta conservare la capacità di sorridere davanti alle piccole assurdità della vita, immaginare qualcosa di bello e continuare comunque a guardare ciò che abbiamo davanti.
Perché vivere soltanto di fantasia sarebbe impossibile, ma vivere senza fantasia sarebbe probabilmente molto più triste.