Siamo diventati più comodi o semplicemente più pigri?
Abbiamo inventato macchine per lavarci i vestiti, automobili per spostarci, ascensori per evitare le scale, telecomandi per non alzarci, smartphone per comunicare senza muoverci e applicazioni capaci di portarci praticamente qualsiasi cosa davanti alla porta di casa. Abbiamo persino dispositivi ai quali basta dire: ''Accendi la luce''.
La domanda allora viene spontanea: siamo diventati più comodi oppure semplicemente più pigri?
La comodità è una conquista
Prima di condannare il mondo moderno bisogna riconoscere una cosa: la comodità non è necessariamente un difetto. Anzi, gran parte della storia dell'umanità è stata una continua ricerca di sistemi per fare meno fatica.
La ruota è nata per non trascinare i pesi. Gli acquedotti portavano l'acqua dove serviva evitando lunghi trasporti. Le macchine agricole hanno sostituito lavori durissimi. La lavatrice ha eliminato ore di fatica domestica. L'automobile ha accorciato le distanze. Internet permette in pochi secondi operazioni che un tempo richiedevano spostamenti, code e giornate intere.
Se una macchina può svolgere in dieci minuti un lavoro che richiedeva tre ore, non avrebbe molto senso continuare a farlo a mano soltanto per dimostrare di non essere pigri.
La comodità, quando ci restituisce tempo e ci evita fatica inutile, è progresso.
Ma cosa facciamo con il tempo risparmiato?
Qui arriva la parte curiosa.
Abbiamo inventato strumenti per risparmiare tempo, eppure continuiamo a lamentarci di non averne abbastanza.
La lavatrice lavora da sola. La lavastoviglie pure. Possiamo pagare una bolletta dal telefonino in un minuto, acquistare qualcosa senza andare al negozio, inviare un documento senza raggiungere un ufficio e parlare con una persona dall'altra parte del mondo senza uscire di casa.
Dovremmo avere montagne di tempo libero.
E invece diciamo continuamente: ''Non ho tempo.''
Forse il problema è che ogni minuto liberato da una tecnologia viene immediatamente occupato da qualcos'altro. Risparmiamo mezz'ora evitando una fila e poi trascorriamo quaranta minuti a scorrere distrattamente lo schermo del telefono.
Abbiamo guadagnato tempo, ma non sempre abbiamo imparato a usarlo meglio.
Quando la comodità diventa pigrizia
Il confine è sottile.
Prendere l'ascensore per arrivare al decimo piano è comodità. Prenderlo per salire un piano, pur potendo tranquillamente fare le scale, potrebbe essere semplicemente abitudine.
Usare l'automobile per percorrere venti chilometri è normale. Usarla per andare in un posto distante trecento metri comincia a essere diverso.
Ordinare una cena a domicilio dopo una giornata pesante può essere una benedizione. Non voler più cucinare neppure quando abbiamo tempo e ingredienti significa forse aver delegato qualcosa che potremmo ancora fare.
Il problema quindi non è avere strumenti comodi. È perdere progressivamente la volontà di fare ciò che siamo ancora perfettamente capaci di fare.
Il nostro corpo non ha ricevuto l'aggiornamento
C'è poi una contraddizione quasi comica. La tecnologia cerca continuamente di farci muovere meno, mentre medici e dispositivi elettronici cercano continuamente di convincerci a muoverci di più.
Prendiamo l'automobile per evitare di camminare e poi compriamo un orologio che ci avvisa che abbiamo camminato troppo poco.
Usiamo l'ascensore per evitare le scale e magari la sera andiamo in palestra a utilizzare una macchina che simula proprio il movimento delle scale.
Abbiamo inventato strumenti straordinari per eliminare la fatica fisica e adesso inventiamo altri strumenti per rimettercela artificialmente nella giornata.
Il nostro corpo, evidentemente, non ha letto il manuale del progresso. Continua ad avere bisogno di camminare, piegarsi, alzarsi, usare i muscoli e consumare energia.
Anche il cervello ama stare comodo
La pigrizia moderna però non riguarda soltanto il corpo.
Una volta, se non ricordavamo qualcosa, provavamo a pensarci. Se dovevamo raggiungere un posto, cercavamo di ricordare la strada. I numeri di telefono di parenti e amici rimanevano nella memoria. Per fare un calcolo semplice prendevamo carta e penna oppure lo facevamo mentalmente.
Oggi possiamo chiedere quasi tutto a una macchina.
Ed è comodissimo.
Ma anche qui la questione non è rinunciare alla tecnologia. Sarebbe assurdo. Il punto è evitare di trasformare uno strumento che dovrebbe aiutarci a pensare in qualcosa che pensa sempre al nostro posto.
Una calcolatrice è utilissima. Ma sarebbe strano non voler più calcolare mentalmente nemmeno quanto fanno 10 più 5.
Forse siamo diventati meno tolleranti alla fatica
C'è un'altra possibilità: forse non siamo realmente più pigri dei nostri nonni. Siamo semplicemente meno abituati alla fatica.
Quando qualcosa richiede attesa, pazienza o uno sforzo leggermente superiore al necessario, ci sembra immediatamente fastidioso.
Una pagina Internet impiega qualche secondo ad aprirsi? Troppo lenta.
Una consegna richiede cinque giorni? Troppo tempo.
Bisogna camminare dieci minuti? È lontano.
Una persona non risponde subito a un messaggio? Cominciamo a domandarci perché.
La comodità modifica velocemente le nostre aspettative. Quello che ieri sembrava straordinario oggi diventa normale e domani ci sembrerà insufficiente.
Tornare indietro non avrebbe senso
La soluzione non è certamente buttare il telecomando, lavare i vestiti al fiume, rinunciare all'automobile e comunicare tramite piccioni viaggiatori.
Il progresso serve proprio a rendere la vita più semplice.
La vera sfida è un'altra: usare la comodità senza diventarne dipendenti.
Possiamo usare l'automobile e continuare a camminare. Possiamo avere l'ascensore e scegliere qualche volta le scale. Possiamo ordinare una cena e continuare a saper cucinare. Possiamo usare Internet per trovare una risposta senza rinunciare alla curiosità di ragionare.
Non dobbiamo scegliere tra vivere come cento anni fa e farci servire completamente dalle macchine.
Comodi sì, immobili no
Forse, quindi, la domanda iniziale era leggermente sbagliata.
Non dobbiamo chiederci se siamo diventati più comodi oppure più pigri, perché possiamo essere entrambe le cose. La comodità è una conquista; la pigrizia è ciò che può accadere quando smettiamo di decidere consapevolmente come utilizzarla.
Una macchina che ci evita un'ora di lavoro inutile è fantastica. Ma quell'ora dovrebbe diventare qualcosa: una passeggiata, una conversazione, un hobby, un libro, un progetto oppure semplicemente un momento di vero riposo.
Altrimenti rischiamo il grande paradosso della nostra epoca: inventare migliaia di strumenti per avere più tempo e utilizzare tutto il tempo guadagnato per cercare altri strumenti che ci facciano fare ancora meno.
E magari un giorno il telecomando sarà sul tavolo a due metri da noi.
Lo guarderemo.
Guarderemo il televisore.
E diremo:
''Va bene... guardiamo questo canale.''