Essere soli e sentirsi soli sono davvero la stessa cosa?
Essere soli e sentirsi soli non sono necessariamente la stessa cosa. La prima è soprattutto una condizione: in quel momento non abbiamo altre persone accanto. La seconda è una sensazione, qualcosa che nasce dentro di noi e che non dipende semplicemente dal numero di persone presenti.
Essere soli può essere anche piacevole
Abbiamo quasi sempre associato la solitudine a qualcosa di negativo. Una persona sola viene facilmente immaginata come triste, isolata o bisognosa di compagnia. Ma non è sempre così.
Ci sono momenti nei quali stare soli è addirittura necessario. Possiamo leggere, ascoltare musica, passeggiare, cucinare, dedicarci a un hobby oppure semplicemente non fare nulla. Nessuno ci interrompe, nessuno decide per noi e non dobbiamo necessariamente parlare.
La solitudine scelta può diventare uno spazio personale. Ci permette di mettere ordine nei pensieri e, qualche volta, persino di scoprire che la nostra compagnia non è poi così male.
Il problema nasce quando non scegliamo
C'è però una differenza enorme tra dire «oggi voglio stare solo» e pensare «oggi sono solo perché non ho nessuno con cui stare».
Nel primo caso abbiamo scelto. Nel secondo abbiamo subito una situazione.
Probabilmente è proprio qui che passa uno dei confini più importanti. La stessa casa silenziosa può essere meravigliosa quando desideriamo tranquillità e pesantissima quando vorremmo sentire una voce. Lo stesso telefono che finalmente non squilla può regalarci pace oppure farci domandare perché nessuno ci stia cercando.
Ci si può sentire soli anche in mezzo agli altri
È forse l'aspetto più curioso della solitudine. Per combatterla non basta necessariamente avere persone intorno.
Possiamo avere colleghi, conoscenti, parenti, centinaia di contatti sui social e decine di conversazioni aperte sul telefonino. Ma quante sono le persone con cui possiamo veramente parlare?
Una relazione non si misura contando messaggi, telefonate o amici sui social. Possiamo comunicare continuamente senza riuscire a dire ciò che davvero pensiamo. Possiamo conoscere moltissime persone senza avere qualcuno al quale raccontare una paura, una preoccupazione oppure semplicemente una piccola gioia della giornata.
Forse il contrario della solitudine non è la compagnia. È sentirsi in relazione con qualcuno.
La tecnologia ci ha resi meno soli?
In teoria oggi dovrebbe essere difficilissimo sentirsi soli. Abbiamo telefoni, videochiamate, social network, chat e gruppi nei quali qualcuno scrive praticamente a qualsiasi ora.
Eppure essere sempre collegati non significa automaticamente sentirsi vicini.
Un messaggio può farci compagnia, certamente. Una videochiamata può accorciare enormemente le distanze. La tecnologia può mantenere vivi rapporti che un tempo sarebbero stati molto più difficili da conservare. Ma nessuna applicazione può garantire la qualità di un rapporto umano.
Possiamo ricevere cento notifiche e aspettare proprio il messaggio di una persona che non arriva.
Quando il silenzio cambia significato
La differenza tra stare soli e sentirsi soli si vede anche nel modo in cui percepiamo il silenzio.
Quando stiamo bene, il silenzio può essere riposo. Quando qualcosa ci manca, lo stesso silenzio sembra amplificare ogni pensiero.
E allora accendiamo la televisione senza guardarla, prendiamo il telefono senza avere realmente qualcuno da chiamare, scorriamo distrattamente notizie e social oppure cerchiamo qualcosa da fare soltanto per riempire il tempo.
Non sempre stiamo cercando rumore. A volte stiamo cercando una presenza.
Ma stare soli insegna anche qualcosa
C'è un'altra faccia della questione. Imparare a stare soli può renderci più consapevoli di ciò che desideriamo dagli altri.
Se abbiamo continuamente bisogno di qualcuno accanto per riempire ogni momento della giornata, rischiamo di accettare qualsiasi compagnia pur di evitare il silenzio. E non tutte le compagnie fanno stare meglio.
Qualche volta una serata tranquilla da soli vale molto più di una serata trascorsa con persone con le quali non abbiamo niente da condividere.
La vera conquista, probabilmente, non consiste nell'eliminare la solitudine, ma nel riuscire a distinguere quella che ci fa bene da quella che comincia a pesarci.
Non conta quante persone abbiamo intorno
Potremmo quindi avere una vita piena di conoscenze e sentirci soli, oppure vivere con pochi rapporti e sentirci perfettamente accompagnati.
La quantità inganna. Ciò che conta è la qualità dei legami e, soprattutto, la possibilità di essere noi stessi quando siamo con qualcuno.
Una sola persona capace di ascoltarci davvero può valere più di cento conoscenze superficiali. E allo stesso tempo dovremmo imparare a non considerare automaticamente triste una persona che ama trascorrere del tempo da sola.
Essere soli o sentirsi soli?
Forse la domanda giusta non è «quante persone ho intorno?», ma «come sto quando non c'è nessuno?».
Se il silenzio ci rilassa, probabilmente stiamo semplicemente vivendo un momento di solitudine. Se invece quel silenzio diventa un peso e desideriamo qualcuno con cui condividerlo, allora cominciamo a sentirci soli.
E non c'è nulla di strano nel provare entrambe le cose in periodi diversi della vita. Possiamo desiderare tranquillità oggi e compagnia domani. Possiamo avere bisogno degli altri senza dover stare continuamente con gli altri.
Essere soli è una situazione. Sentirsi soli è un'emozione. Sembrano quasi la stessa cosa viste dall'esterno, ma per chi le vive possono essere due mondi completamente diversi.
E forse il vero equilibrio sta proprio qui: stare bene con gli altri senza avere paura di stare con noi stessi.